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    Il Jū jutsu è un'arte marziale giapponese il cui nome significa letteralmente jū: flessibile, cedevole, morbido e jutsu: arte, tecnica, pratica. Veniva talvolta chiamato anche taijutsu (arti del corpo) oppure yawara (sinonimo di jū).Il jū jutsu era praticato dai bushi (guerrieri) che se ne servivano per giungere all'annientamento fisico dei propri avversari a mani nude o con armi.
    Questa arte marziale basa i suoi principi sulle radici del nome originale giapponese: HEY YO SHIN KORE DO, ovvero "il morbido vince il duro". In quanto, nel Ju Jitsu, la forza della quale si necessita proviene dalla forza con cui l'avversario ci attacca.

    Foto storica Dragon Dojo

    La leggenda del salice

    Esisteva un tempo, molti secoli fa, un medico di nome Shirobei Akiyama. Egli aveva studiato le tecniche di combattimento del suo tempo, comprese altre tecniche che imparò durante i suoi viaggi in Cina compiuti per studiare la medicina tradizionale e i metodi di rianimazione, senza però ottenere il risultato sperato. Contrariato dal suo insuccesso, per cento giorni si ritirò in meditazione nel tempio di Daifazu a pregare il dio Tayunin affinché potesse migliorare.
    Accadde che un giorno, durante un' abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti che erano così rimasti spogli. Lo sguardo gli si posò allora su un albero che era rimasto intatto: era un salice, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere riprendendo subito la primitiva posizione.
    Questo fatto impressionò molto il bravo medico, che intuendo l' importanza del principio della non resistenza lo applicò alle tecniche che stava studiando dando così origine ad uno delle Scuola più antiche di JuJutsu tradizionale, la Scuola Hontai Yoshin Ryu (scuola dello spirito del salice),tutt'ora esistente e che da 400 anni si tramanda tecniche di combattimento a mani nude e con armi in maniera quasi del tutto invariata. Il 19° Soke (caposcuola) è Kyoichi Inoue Munenori, e alcuni dei Kata (forme) di questa Scuola sono gli unici ad essere inseriti nel programma federale della FIJLKAM (federazione italiana judo lotta karate arti marziali).La Hontai Yoshin Ryu, inoltre, è riconosciuta dal Nihon Budokan (Nippon Budokan)che riconosce solo pochissime scuole con una discendenza documentata.

     

    Cenni storici

    Il ju jitsu è uno dei più antichi metodi di combattimento a mani nude ed anche se è difficile stabilire con esattezza le sue origini si può affermare che ebbe il suo periodo di massimo sviluppo in Giappone tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo. In particolare, nel 1603 (inizio periodo Edo), con la pace imposta dai Tokugawa Ieyasu ai feudatari, molti bushi, in precedenza impegnati a combattere nelle varie guerre che insanguinarono le Province del Giappone, persero la loro occupazione principale e i migliori misero a frutto la loro esperienza aprendo delle scuole e insegnando le conoscenze acquisite sui campi di battaglia.
    Con il tempo le scuole più importanti si sono frazionate e verso la fine del 18° secolo si ebbe un ulteriore sviluppo dell'arte tanto che in questo periodo erano presenti sul territorio giapponese più di 700 stili di ju jitsu. Le sorti di quest'arte marziale, quindi, furono strettamente legate alle vicende storiche della classe dei samurai: il jitsu, infatti, era il principale metodo di combattimento corpo a corpo utilizzato dagli antichi guerrieri nipponici. È importante precisare che ogni famiglia di samurai aveva un particolare approccio allo studio delle arti marziali e prediligeva l'uso di particolari armi o strategie da utilizzare sui campi di battaglia; questi preziosi insegnamenti riguardanti l'arte del combattimento e rigorosamente codificati, si tramandavano per generazioni.
    A questa regola non sfuggì il ju jitsu, che si sviluppò tecnicamente grazie alle intuizioni e alla genialità di maestri eccezionali, ognuno esponente di uno stile particolare, i quali, grazie alle numerose esperienze "sul campo", fecero del ju jitsu una tra le più efficaci e temibili arti marziali. Il ju jitsu però non è solo questo: esso rappresenta anche una sintesi di tutti quei valori, sociali, morali e religiosi che ispiravano la società giapponese del passato e che ancora oggi influenzano lo stile di vita di molti praticanti, anche occidentali. In particolare poi, la pratica del ju jitsu, e delle arti marziali in generale, fu sempre strettamente legata alla religione e alla trascendenza: furono tre le dottrine che influenzarono in maniera determinante la formazione spirituale del praticante marziale nell'antico Giappone: il Buddhismo Zen e lo Shintoismo. Questa continua tensione verso qualcosa che andava oltre il mondo materiale e percepibile serviva all'uomo d'armi per distaccarsi dal continuo ed estenuante cimento bellico e a fargli meglio accettare il suo destino che inevitabilmente lo conduceva alla morte. Infatti, come riportato in numerose fonti storiche, nelle vite di ognuno dei grandi maestri del passato ci sono stati periodi di profonde meditazione ed ascesi volti a rafforzare lo spirito. Queste esperienze, a volte confuse con eventi sovrannaturali, mostrano il profondo e indissolubile legame tra la dura pratica guerriera e la ricerca della pace interiore.

     

    Il Ju Jitsu agonistico: Duo System e Fight System

    Il ju jitsu si divide in due attività agonistiche: il Duo System e il Fight System.

    Il Duo System è una gara di tipo tecnico dove due coppie si affrontano in maniera alternata sul tatami in una serie di tecniche di Ju Jitsu preparate sulla basa di attacchi definiti dal regolamento Il regolamento prevede tre tipologie di attacchi (da presa, da attacco con braccia o gambe e da armi) mentre, alla coppia è lasciata la scelta del tipo di difesa da applicare all'attacco. Esistono quattro serie di cinque attacchi prefissati. L'arbitraggio della gara è affidato a un arbitro centrale e cinque giudici di sedia ce formano la giuria. Nell'arco della gara alla coppia sarà chiesto di mostrare la propria elaborazione della difesa preparata per tre dei cinque attacchi previsti, chiamati casualmente dall'arbitro centrale. Le coppie si alternano sul tatami, per tutte e quattro le serie previste. Il giudice di tavolo proclama il punteggio delle coppie e l'arbitro centrale assegna la vittoria.
    Il duo system può essere svolto nelle specialità maschile, femminile e mista. Durante l'incontro viene premiata la tecnica migiore e veloce. La giuria emette un giudizio sia sulla coordinazione della coppia, che sul contenuto tecnico della difesa eseguita. E' spesso considerata anche la componente coreografica, poiché dimostra in genere un buon affiatamento e sacrificio nell'allenamento. Esagerazioni o comportamenti troppo esuberanti in genere sono sanzionati con un punteggio basso. Qui l'arte trova applicazione nella fantasia e nell'affiatamento.

    Il Fight System è una disciplina di combattimento agonistico vero e proprio, dove due atleti si affrontano sul tatami cercando, grazie a varie tecniche di Ju Jitsu, di prevalere sportivamente sull'avversario.
    Il Fight System si pratica su un tatami di misura regolamentare, di 10mt x 10mt, con zona di sicurezza. Sebbene il regolamento possa subire modifiche, destinate più rifinire dei particolari che a modificare la sostanza dello stile, questi sono i punti salienti del Fight System.
    Il punteggio può essere: IPPON (2 punti) e WAZARI (1 punto).
    L'incontro ha termine per superiorità di punteggio o per superiorità tecnica.
    L'incontro si svolge in un unico tempo di 3 minuti, senza intervallo.
    E' previsto un arbitro centrale, due arbitri laterali e un arbitro di sedia.
    Il punteggio è ricavato della media dei punti assegnati dalla terna arbitrale, mentre l'arbitro di sedia registra lo stesso su un apposito modulo.
    L'arbitro centrale dirige l'incontro, ma il punteggio espresso da ognuno dei giudici ha lo stesso valore di quello dei colleghi laterali, per cui il punteggio assegnato dovrà essere segnalato da almeno due arbitri.
    Ogni arbitro porta un manicotto rosso sul braccio destro e azzurro sul sinistro, il braccio alzato in verticale ha valore d'IPPON, alzato lateralmente ha valore di WAZARI.
    Il combattimento si divide idealmente in tre fasi:
    Prima fase: in piedi, dove i due contendenti cercano di mettere a segno punti portando colpi (ATEMI) di mano o di piede nella zona superiore del corpo. I colpi debbano essere portati con il massimo controllo, nella filosofia del "sfiorare ma non toccare", e le estremità sono dotate di protezioni, mentre sono consigliati sia la conchiglia sia il paradenti. Un colpo portato tecnicamente in maniera corretta, con la giusta coordinazione, potenza e controllo, e portato sul bersaglio pieno è considerato IPPON, un colpo che non risponde appieno a questi requisiti è considerato WAZARI.
    Seconda fase: in presa, in piedi. Le tecniche che si possono portare sono di due tipi: proiezione (NAGE WAZA) o lancio, e di strangolamento. Una proiezione che solleva entrambi i piedi dell'avversario da terra, o porta lo stesso a schienare nettamente, è considerata due punti o IPPON, una proiezione non perfetta o un trascinamento a terra è considerato un punto o WAZARI. Si passa a questa fase da quella precedente quando uno dei due contendenti effettua una presa stabile. Dalla seconda fase non si può ritornare nella precedente. Se due contendenti in seconda fase abbandonano la presa (che non sia limitata ad un rapido contatto fra mano e judogi) l'arbitro centrale blocca l'incontro dicendo "MATE'", e l'incontro riparte dalla prima fase.
    Terza Fase: senza interrompere l'incontro, i due contendenti continuano nella terza fase, o "a terra". In questa fase gli agonisti cercano di immobilizzare l'avversario per un certo intervallo o cercano di portare uno strangolamento o una leva articolare. Se l'avversario è immobilizzato l'arbitro centrale chiama l' OSAEKOMI.

    judo

    Il Judo

    Il judo (Via della Cedevolezza) è un'arte marziale giapponese e uno sport nato in Giappone alla fine del XIX secolo. Aiuta la formazione dell'individuo nel senso morale e caratteriale ed è diventata ufficialmente disciplina olimpica nel 1964, a Tokyo. La storia del Judo è inseparabile da quella del suo fondatore, Jigoro Kano. Nato in una famiglia benestante, ebbe modo di praticare vari stili di jujistu durante gli studi superiori e universitari. Ciò gli permise di diventare a 21 anni maestro benemerito (Shihan) nella scuola Tenjin Shin'yō-ryū (specializzata in Katame waza, ossia lotta corpo a corpo, strangolamenti, leve articolari) e diventando informalmente (per riconoscimento del proprio istruttore) maestro di Kitō-ryū, scuola specializzata in Nage waza (tecniche di proiezione) a differenza delle altre scuole che praticavano principalmente i kata (forme preordinate). Per prima cosa eliminò tutte le azioni di attacco armato e non che potevano portare al ferimento a volte anche grave degli allievi: queste tecniche furono ordinate solo nei kata, in modo che si potesse praticarle senza pericoli. Poi studiò e approfondì le tecniche di proiezione apprese alla scuola Kito, formando così un sistema di combattimento efficace e gratificante. Inoltre delineó̀ le 8 qualità fondamentali alle quali ogni praticante di judo dovrebbe mirare (Coraggio, Educazione, Sincerita, Onore, Modestia, Rispetto, Controllo di se, Amicizia)